Associazione culturale

          Bizzarro d'Autore

           

            L'Associazione Culturale Bizzarro d'Autore , apolitica, apartitica e aconfessionale, opera sul territorio con lo scopo di promuovere la realizzazione e la diffusione di opere cinematografiche,  fotografiche, pittoriche, musicali e letterarie ed ogni altra forma di espressione artistica, con particolare attenzione ai temi della trasgressione.

            Per il raggiungimento dei suddetti scopi l'Associazione promuove le seguenti attività...

             

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          BIZZARROFILMFESTIVAL 2006

           

          Bando di concorso  Film in concorso  Film in rassegna  La Giuria  Liberatorie  Alberghi convenzionati

           

          Cena di Gala  Programma del Festival  Rassegna Stampa  Verbale della Giuria  

           

          Foto della premiazione  Cronaca del Festival


           

          CRONACA DEL FESTIVAL


          Potrò mai dimenticare cotanta bellezza solo perché è tutto  finito e    mi ritrovo a casa mia a pensare ai momenti appena    trascorsi?    Potrò  mai rinunciare a tenere vividi nella memoria i    turbinii di    gente e di  folli di cui si sono susseguiti i miei sguardi    nei giorni    scorsi?

          A chi pensa che il Bizzarro sia un evento e basta rispondo che    è    molto di più.E’ un’avventura,è quasi un sentimento, che si    rinnova    di anno in anno e si arricchisce di esperienze e di volti    nuovi, di    nuove considerazioni sull’arte e sulla compagnia, di    nuove    occasioni  di incontro e di sguardi illuminati dalla    bellezza   di una    sensazione  visiva.

          Tre giorni alla ricerca dei primordi della settima arte in un    momento    in cui si rimpiange il cinema sperimentale delle    origini,    quel    cinema fatto di pochi denari e di modeste    tecniche ma di    molta    passione e ispirazione.Quel tipo di    cinema che somiglia    più alla    pittura che ai moderni film,    pennellate di passione e    vita da    parte   di gente che si racconta in video, che trasmette    qualcosa    di se,   una    passione, un’idea, un pensiero o una    semplice follia    sensoriale    e che si nutre degli applausi del    proprio pubblico.

          ll Festival è arrivato alla terza edizione quest’anno ed ha  mostrato    tutta la sua dedizione a divertirne gli avventori con    ben 21 corti di    cui 19 in concorso e una giuria composta da    professionisti in ogni campo artistico. Daniele e Carlotta hanno    aperto le danze come    ogni anno il venerdì sera al cinema Gulliver, gestito dal    simpaticissimo Davide, presidente del    cineclub Kamikazen.

          E’ il momento per rivedere vecchi amici e incontrarne di    nuovi,di    posare gli occhi sugli eccentrici costumi degli    avventori, di    cercare   di rubare anticipazioni a Carlotta, di    immaginare le    trame dei corti, di cercare registi degli anni    passati.

          Inizia la proiezione.Queste le opere trasmesse in serata:

          MAKE UP di Flavio Sciolè:

          Una folle litania, quasi una preghiera   ossessiva nel volto di    un    uomo che smette di essere tale e si identifica con l’idea di    un’    estetica senza mezze misure e di un’   autodistruzione a     servizio    del video. A tratti fastidioso nella   sua ripetitività ma    probabilmente l’effetto è puramente voluto   per spersonalizzare    la   storia e renderla un puro concetto privo     di    ogni genere di    pensiero

          PERVERSI! (VIAGGIO NEL FETICISMO DEI PIEDI) di     Nadia Faienza:

          Un documentario di straordinaria semplicità sul feticcio    sessuale     più diffuso, quello dei piedi. Ha il merito di non    addentrarsi nell’     indagine psicologica che porta al fenomeno    ma   di illustrarne semplicemente la nascita e l’evoluzione nella    mente e nella     sessualità di alcuni personaggi intervistati nel    video, non     sembrando quindi una confessione di colpa ma un    puro dato di     fatto. Pecca forse un po’ in passione, lasciando lo    spettatore     con     la   voglia di saperne di più

           LA FABBRICA di Bruno Larini:

          Racconta la storia di un trapasso,   analizzandolo dal    momento     del decadimento a quello del ritorno, come in una    tragedia in     più atti. Il regista riesce a   rendere al meglio la    condizione di     disagio dello spettatore   tramite effetti tecnici    come un     continuo   ronzio o un uso della   telecamera non sempre fermo     sulle   immagini. L’eccessiva durata lo rende    tuttavia poco     godibile

          III TRILOGIA RAPTUS (DA LUNEDI’ MI INCAZZO) di Fabio Greco     e  Lorenzo Salemi:

          L’idea dell’eterno movimento in un film  a tratti geniale: il    movimento fisico inteso come corsa circolare in una periferia    romana, il movimento della rabbia di un uomo annoiato che si    trasforma in un assassino metodico(la scelta dell’arma strizza l’ occhio a Pulp Fiction), il movimento di tre ragazzi annoiati in un    bosco che compiendo atti senza senso (la scena del ragazzo    che    lancia fogli di giornale mentre lo fissa ma non lo     legge è quasi  ipnotica) cercando di realizzare e creare una     forma di qualcosa. Bellissimo nell’idea del ritorno circolare     alla    meridiana   del paese    da cui la corsa riprende quasi     fosse    necessaria.

          PINK FILM di Davide Scovazzo(NON IN CONCORSO):

          Un viaggio alla ricerca del niente in una città che sembra non     dormire mai, popolata da personaggi che sembrano usciti da   un     libro Kerouac. Il protagonista sembra cercare qualcosa che    non     ha assolutamente intenzione di raggiungere e si addentra     nella     metodica spietata di un borgo industriale che ha     succhiato ai suoi     abitanti qualsiasi ambizione di vita. Il film     strizza leggermente locchio a Tokio Decadence nella continua     ricerca della     soddisfazione personale ma qui le parti si invertono perché è il     protagonista che sebbene cerchi lui     stesso di raggiungere tale     felicità sembra che alla fine sia     indifferente al tutto e la scena     finale di un lui che torna dalla     sua amica con l’espressione di chi     torna affaticato da lavoro     quasi che quei pazzi gli siano capitati contro volontà, dà     perfettamente l’idea del film ruotato di 180     gradi rispetto a     qualsiasi idea di normalità

          ARIA di Ernesto Scevoli e Giuseppe Gigliorosso:

          un uomo si sveglia accanto alle gambe della sua donna che     pare  continuare a dormire. Seguiamo l’uomo nel suo percorso     mattutino in casa che comprende zittire la sveglia, andare in     bagno, fare il caffè e lo vediamo gongolare in tutto il suo    amore     per quella donna che gli lascia biglietti d’amore per casa e che     gli riempie i pensieri. Lo vediamo rinvangare l’idea    del loro     primo  incontro( “eri troppo bella per lavorare in quel negozio”), gli     sguardi degli altri, la sua piccola gelosia nei    suoi confronti passando lentamente da un discorso gioioso    ad    uno più disturbato in cui la gelosia fa da capolinea fino al    culmine di un     raptus di rabbia quando la donna continua a    non rispondere al     monologo del protagonista. Fino al tragico    epilogo(il misto di     idea ironica e disperazione vera è molto d’ effetto)in cui la     donna    semplicemente si sgonfia…

          L’idea, non è proprio originale, ma viene sviluppata in un     crescendo di disperazione che sembra suggerire tutto un altro     tipo    di finale e proprio per questo rende la recitazione ancora     più imponente.

           TETTE GALEOTTE di Luisa Sax:

          mini corto di poco più di un minuto. Una filastrocca ironica che     ha     il dono di far sorridere con poco

          E infine un recital di poesie della stessa autrice, una poetessa     comica, che con rime azzeccate tratteggia diverse esperienze     sessuali in maniera leggera e mai oscena provocando le risate     del pubblico.Un degno finale per il primo giorno del festival,     per     sdrammatizzare ogni cosa e favorire la comprensione del     tutto     tramite una rilassante e armonica ironia. Ottima l’     interpretazione     del tutto

          Il finale della programmazione lascia il posto alle chiacchiere ai      tavolini del bar e gli avventori hanno la possibilità di rifocillarsi      e      bere qualcosa commentando ognuno il proprio personale      vincitore    e avendo la possibilità(cosa rara per altri festival in      cui   mi sia    capitato di essere)di conoscere meglio i registi dei      corti,   offrendo    le proprie personali interpretazioni dei lavori.

          Il secondo giorno ci vede davanti all’ hotel con diversi gradi di   stanchezza e soddisfazione per la serata precedente ad      aspettare    Daniele Baricordi che ci faccia da guida per il pranzo      volutamente consumato tutti insieme per favorire la      conoscenza reciproca e le    chiacchiere animate. Da una parte del tavolo l’intera giuria(che in    realtà ha già messo nero su      bianco il proprio verdetto avendo avuto la possibilità di visionare tutti i film anche quelli che    avremmo visto la stessa sera)composta da:

          Giovanna Casotto: famosa disegnatrice di fumetti erotici    italiani,      il cui fascino e la cui semplicità e affabilità hanno    stregato più      di  una persona Gianluigi Lanza: Giornalista free    lance e critico cinematografico, persona piacevolissima,    ironica e con un     ottimo senso della compagnia.Già presente all’edizione     passata     si riconferma    come una presenza    tecnicamente     preparata e splendidamente    socievole

          Lady Sarah: brava videomaker nonché esponente del mondo     femdom, i cui giudizi tecnicamente validi, pacati e al tempo     stesso    passionevoli e pieni di brio ne hanno fatto una     presenza     essenziale

          Alessandro Carli: giornalista inviato di www.certenotti.it (mi     spiace    non aver avuto modo di conoscerlo meglio)

          Davide Guerrini: presidente del Cineclub Kamikazen, esperto     conoscitore del mondo del cinema, patito di Arancia    Meccanica(l’ anno di nascita medesimo di quello dell’uscita del    capolavoro      di     Kubrik sarà una coincidenza?), ha avuto oltre al    merito di      far     parte della giuria anche quello di gestire la programmazione dei     corti regalandoci qualche gradita     sorpresa(il video di apertura del     festival tratto dal sopra citato film, il collage parlato e    interpretato    di alcune tavole della Casotto).Un’ottima presenza    per il festival

          Al pomeriggio dopo la pennica per qualcuno, o un giro per il     paese addormentato e tuttavia godibilissimo per qualcun altro     ci si     ritrova davanti al cinema.

          L’inizio delle proiezioni è fissato per le 17.00 tuttavia siamo    stati invitati a trovarci lì già per le 16.30 per assistere all’arrivo    della     banda di Morph3us, arrivo annunciato già da diverse    settimane,     in modo spettacolare direttamente dal cielo.    Conoscendo I     suddetti    pazzi pronti a tutto pur di spettacolarizzare un evento,     ci si    aspetta ogni cosa, persino    un   Led Zeppelin o una mongolfiera. Arriva una telefonata:”il    lancio   col deltaplano è     andato    male,siamo in un pronto soccorso di Bologna”. Panico     totale,    anche chi pensa ad uno    scherzo deve   ammettere che     le    nuvole basse e il maltempo    dei giorni precedenti sono da     mettere in    conto come    eventualità. Arriva   un’ambulanza, ne     scendono due    persone    mai viste con la   divisa da lavoro     arancione e aprono lo sportello posteriore…   Ghiaccio in pubblico     ….

          Abiti da paracadutisti dell’ultima guerra, cerotti, tagli,    ingessature vediamo Morph3us e gli altri che ne escono e si    avviano verso di     noi…

          Non è possibile non ridere davanti a una scena così    visibilmente  fasulla, il sorriso ruba subito il posto al terrore.    Anche gli     irriducibili della teoria dello scherzo per un momento    si erano     ricreduti. Insomma una burla riuscita alla perfezione    (voci dicono     che il lancio era previsto realmente con un mezzo    che non è dato     sapere e che alla fine per l’effettivo maltempo    si sia ripiegato     sullo scherzo, ma immagino non sapremo mai    la   verità).

          E’ il momento di ricominciare la programmazione e per    qualcuno     di tirare un sospiro di sollievo. Questi i film della    serata:

          MEN’S LAND di Alberto Zanella:

          viaggio fotografico all’interno dell’universo femminile. L’autore     non aggiunge parole alle immagini ma riesce a condensare alla     perfezione gli stati d’animo delle donne, nei loro mezzi sorrisi,    nel     loro pacato esibizionismo, nella loro nudità invincibile, nella     tenera    mostra che fanno di se. Lavoro molto godibile

          SIM SADO PARTY di Calimerin:

          un’idea a dir poco geniale, quella di “ingaggiare” e far

          “recitare   ” forzatamente i personaggi di un noto videogame,     dirigendoli ad arte per creare situazioni di vita vissuta e    serate     all’insegna   della trasgressione e del sesso estremo.    Alcune     trovate entrano nel mito(la scena del dungeon in cui ci    si     prende    a   cucinate, la scelta dei dialoghi sullo schermo a     sfondo nero    come nei vecchi film muti) l’autrice riesce a     condensare al    meglio    le risorse a disposizione per creare una favola    romantica    post-moderna dal finale originale.Ottima la realizzazione tecnica

           BLA BLA BLA di Davide Scovazzo:

          due dialoghi senza inizio ne fine sul mal di vivere, sull’      incomunicabilità tra le persone, sull’analisi dei luoghi comuni e      sulla ricerca di una soluzione al malessere quotidiano.Nel    primo      un ragazzo e una ragazza in una camera tinteggiata di    colori      forti e con giochi di prospettiva che fanno sembrare i personaggi      a volte più piccoli a volte più grandi degli oggetti,    quasi fossero in      una casa di bambole.

          Nel secondo due pupazzi in una effettiva casa delle bambole    che invece assomigliano molto di più a persone vere per i    dialoghi più      sensati e le dimensioni normali.

          A chiudere i dialoghi una riflessione: forse è meglio continuare    a      vivere e basta, che finché si respira va anche bene. E allora    è      meglio gioirne.La scena finale vede i due ragazzi che forse    non  avranno trovato una soluzione ai loro problemi ma    almeno   sono      ancora capaci di gioire della vita, che ballano    sotto un   ponte in      un canale vuoto, sicuri che quel momento    di   gioia non   glielo leverà nessuno

          WORK IN PROGRESS di Kraian e Ninfa:

          quale mistero si cela dietro il piacere di una donna sola      attorniata    solo dal rumore inconfondibile di un martello      pneumatico da lavori    stradali. La telecamera segue un filo      elettrico che pare arrivare direttamente dalla camera della      donna, e nel percorso ne    troviamo gli indumenti lasciati lì come indizio di qualcosa che non    si riesce ad immaginare. L’epilogo      sarà quanto mai spettacolare.

          Seconda opera di due autori che riescono ad affrontare ogni      volta   I temi del sesso estremo con una leggerezza ed una      ironia   piacevoli e divertenti.

          ANJMA di Mauro Rugger:

          al calar del sole le tenebre accompagnano il volto di una    donna      che si aggira per la città con lo sguardo dannato e    una spada      al    suo fianco. Veramente pensiamo di essere    padroni delle nostre azioni, veramente pensiamo di essere    capaci di      distinguere tra    il bene e il male optando per una scelta che      sia veramente    nostra? Chi ci guida in realtà in    tali scelte?E che mantiene l’ equilibrio tra bene e male, tra ying e yang      cercando di    bilanciare   il tutto tanto da creare    armonia? Sono i guardiani    delle tenebre, di cui questa    ragazza è una  legittima esponente.    Toni gotici, volti vampireschi e      atmosfera cupa al  servizio di una  trama che pare già vista ma che offre notevoli dettagli tecnici di fotografia ed effetti di luce.

          CUORE ROSSO VERDI di Luisa Sax:

          può un cuore restringersi    ed      espandersi nei suoi dolori e nei suoi piaceri a seconda di    ciò      che riceve dagli altri, quasi che fosse solo un pezzo di    gomma      bistrattato? Per l’autrice pare di si. E allora mettiamoci pure la  musica di Giuseppe Verdi a far da    accompagnamento

          OZIO PADRE DEI VIZI di Luisa Sax:

          una telefonata annoiata di una donna che cerca scuse per    non presentarsi ad un appuntamento col suo uomo, tirando    fuori      dal cilindro tutti i luoghi comuni sulle donne. Ma stavolta    l’      emicrania non c’entra e la proposta rifiutata era qualcosa in    più      di semplice    sesso…

          FLOG – INFENHAL di Morph3us:

          la pura estetica al servizio del video. L’autore riesce a      trasmettere    la bellezza dell’immagine in maniera perfetta pur      nella sua    assurdità.

          Stili e visioni si mischiano in un viaggio caleidoscopico alla     ricerca      del bello e i confini del cinema si annullano in un lavoro     che      sembra trasmettere non solo l’estetica visiva ma anche la     forma, l ’ odore e persino il calore di certi indumenti. Si     tratteggia   così     il feticismo più puro e il piacere più sconfinato     per un   oggetto     del   desiderio che sembra offrirsi ai nostri     sensi con   effetti devastanti.   Grande!IL BAGNO 2 di Skyborg e Kitty:

          cosa si nasconde dietro la normalità di una coppia comune?    Quali      riti necessita per sopravvivere alla routine? E soprattutto    che      ruolo   gioca la gente esterna alla coppia in questa      sopravvivenza?   I due protagonisti giocano su quest’idea con      molta ironia.

          CONFESSO di Pino Borselli:

          una donna parla delle sue debolezze e delle proprie passioni      riuscendo a trasmetterle al pubblico in maniera estremamente      veritiera. Ci si può sentire liberi di essere schiavi? L’autore    riesce      a trasmettere perfettamente questo paradosso dei    sensi      tramite   un’   estetica studiata al dettaglio e una    recitazione   da      professionista.   L’immedesimazione nella    protagonista è      praticamente d’obbligo e   si arriva a invidiarla    nella sua strana      felicità. Poi il monologo si fa   più serrato e la donna si interroga sul rapporto con Dio. Se è vero   che la religione è contraria al      dolore come fonte di raggiungimento    del piacere com’è      possibile   che l’umanità   ammetta tutto l’    orrore delle stragi e delle guerre   ma non riesca   ad accettare    una semplice masochista che trova   piacere nel suo   dolore non   arrecando offesa ne malessere a   nessuno? E così la   trama   assume una      piega inaspettata mettendosi in    rapporto    all’   intera storia      dell’   umanità e ai suoi paradossi.    L’autore confeziona un autentico   capolavoro visivo e sensitivo  e l’    attrice   riesce a      condensare in   poche azioni e parole, sensazioni e   passioni     di dimensioni   immense.    Peccato   per il    finale un po’   eccessivo

          UN ALTRO RACCONTO di Chiara Pavoni:

          tornata dopo sei anni di assenza nel suo paese natale, Eva, che intanto è diventata una scrittrice affermata nella Capitale,    si     scontra con una realtà rarefatta e per nulla cambiata dalla    sua partenza. Ma qui ad aspettarla non ci sono solo il    bigottismo dei     paesani e i pettegolezzi da bar. Il paesino della    sua infanzia     nasconde un orrore compiuto 6 anni prima, che    costituisce il     motivo della sua assenza, un orrore compiuto sul    suo corpo di     ragazza da un’orda di vigliacchi. La sua unica colpa: l’amore per     Leonardo, un ragazzo tranquillo la cui    famiglia però e i cui amici     non reputavano adatto a quella    ragazza così ribelle e particolare tanto da volere fermare    quella    frequentazione con qualsiasi     mezzo. Il finale sarà la tragedia. Tratto da un racconto d’orrore di Alda Teodorani, il corto analizza lo spunto della cattiveria nascosta     nella   pace dei piccoli paesi, premendo tuttavia un po’ troppo l’acceleratore sul tema della vendetta e dell’accettazione    forzata     come unica possibilità di riscatto, concludendo il tutto    con un     finale   eccessivo e senza via d’uscita.

          STRIFE (IL CONFLITTO) di Elisabetta Tugnoli:

          il tema del    tradimento e del possesso in un lavoro a tinte forti, che riesce a  rendere in maniere perfetta gli stati d’animo che ne    scaturiscono.    Una donna cui viene tolta la possibilità di abbandonarsi tra le  braccia dell’uomo che la possedeva nel    corpo e nell’anima, e si    ritrova a vagare senza meta ne speranza negli oblii della sua    coscienza e nei ricordi che la    legavano a quell’uomo, con tutto il    dolore che ne consegue.    Un tema comune, quello del tradimento,    ma analizzato in    modo così passionale e veritiero da risultare    unico. Ottima l’    interpretazione dell’attrice che riesce a rendere    senza falsi orgogli un sentimento di rabbia e malessere in    maniera    magistrale. Ottimo anche l’uso dei colori e degli effetti di    luce    per   tinteggiare le scene. Davvero un buon lavoro

          QUANDO GLI ALIENI RAPIRONO ANASTASIA di Daniele Baricordi    (FUORI CONCORSO):

          Un uomo, che viaggia solitario con la sua moto, si trova ad    attraversare il confine con la Russia. Qui una soldatessa lo    riconosce come l’eroe che ha salvato la terra dagli alieni anni    prima   e lo prega di raccontarle le gesta che hanno portato alla    sconfitta   degli orridi mostri e alla salvezza del pianeta. Per nulla    infastidito   da questo contrattempo l’eroe inizia a narrare:    inizia    così una   storia assurda popolata da personaggi incredibili   e da    ogni genere   di folle. Iniziano gli episodi di    singolar tenzone degli    utenti della   comunità di    MaglietteMatte contro gli alieni,    I  primi per salvare la   propria regina, orridamente   torturata giorno e    notte, i secondi   per il    gusto di saggiare la   forza dei    propri campioni. Iniziano le    storie dei sacrifici e delle   vittorie    degli esseri umani che    tentano   in ogni maniera, guidati   dal    protagonista narrante,    di    sconfiggere   il nemico fino a    riuscirci effettivamente scongiurando la tragedia   e salvando la    propria   regina. Il    corto, ispirato ad un racconto   pubblicato su    internet   nel 2003    è un susseguirsi di gag a dir poco   comiche, e    di battute caustiche, il tutto confezionato con una   demenzialità    genuina    che diverte e non stanca mai lo spettatore.   Persino le    parti    volutamente tragiche(l’eroe che dice di non aver   avuto più    notizia dei suoi compagni dopo la fine dell’ avventura)riescono    a    divertire per la loro eccessività in un   contesto tutt’altro che    triste.    E l’attore ci mette del suo con una   mimica facciale perfettamente    adattata ad ogni scena. Da   segnalare la fine    quanto mai    azzeccata del protagonista, che finita   la storia e ricevuta la “ gratitudine” della procace soldatessa, si   avvia    come un eroe    solitario con la sua vespa al tramonto   lasciandosi    alle spalle tutti    quei brutti ricordi.

           

          Fine delle proiezioni, tutti in albergo a cambiarsi velocemente    per    la premiazione, tutti desiderosi di essere bizzarri, nei    costumi, nel    trucco, nei colori accesi o nelle trovate originali.

          Poco dopo sul palco Carlotta Loi e Marta che assegnano i    premi,    già decisi dalla giuria, leggendone i verdetti e    chiamando sul palco    i vincitori delle edizioni precedenti per    consegnare le targhe, i fiori   e i premi in denaro. Subito dopo la cena di gala al ristorante La Cantina dove    registi,    attori, giurati e spettatori si incontrano per celebrare la    fine del    festival all’insegna dell’allegria, dell’amicizia, della    comune    passione per l’arte visiva, e della semplice voglia di    trascorrere    un   momento di comunione all’insegna di tutto ciò    che è    Bizzarro. Alla fine c’è chi va a letto a rinfrancarsi dopo una giornata ricca    di   eventi ed emozioni c’è che chi si attarda davanti al    ristorante   per   le ultime chiacchiere. La mattina dopo ci porterà all’ultimo fugace incontro, al    Paprika    per permettere ai vincitori di spendere i propri buoni    in denaro    e    agli altri di scambiarsi gli ultimi saluti e darsi    appuntamento    all’    edizione dell’anno dopo. E io ripenso a tutto ciò che ho vissuto sotto un cielo morbido e    gaudente, ai pensieri dell’attesa nei giorni precedenti, all’    avventura   del viaggio, alle occasioni di incontro e di     conoscenza,    esperienze   visive, alle cicatrici emozionali, ai    volti, alle parole e    alle   immagini che dimenticherò subito e a     quelle che ricorderò    per   sempre.

          Il Bizzarro è tutto questo.

           

          Grazie a tutti voi per averlo reso possibile

                Alessandro Calè

                        sandrocal81@libero.


           

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