| Potrò
mai dimenticare
cotanta
bellezza
solo perché
è tutto finito
e mi ritrovo
a casa mia
a pensare
ai momenti
appena trascorsi?
Potrò mai
rinunciare
a tenere
vividi nella
memoria
i turbinii
di gente
e di folli
di cui si
sono susseguiti
i miei sguardi
nei
giorni scorsi?
A
chi pensa
che il Bizzarro
sia un evento
e basta
rispondo
che è
molto di
più.E’ un’avventura,è
quasi un
sentimento,
che si rinnova
di anno
in anno
e si arricchisce
di esperienze
e di volti
nuovi,
di nuove
considerazioni
sull’arte
e sulla
compagnia,
di nuove
occasioni
di incontro
e di sguardi
illuminati
dalla bellezza
di
una sensazione
visiva.
Tre
giorni alla
ricerca
dei primordi
della settima
arte in
un momento
in cui si
rimpiange
il cinema
sperimentale
delle origini,
quel
cinema fatto
di pochi
denari e
di modeste
tecniche
ma di molta
passione
e ispirazione.Quel
tipo di
cinema
che somiglia
più
alla pittura
che ai moderni
film, pennellate
di passione
e vita
da parte
di gente
che si racconta
in video,
che trasmette
qualcosa
di se, una
passione,
un’idea,
un pensiero
o una semplice
follia sensoriale
e che si
nutre degli
applausi
del proprio
pubblico.
ll
Festival
è arrivato
alla terza
edizione
quest’anno
ed ha mostrato
tutta la
sua dedizione
a divertirne
gli avventori
con ben
21 corti
di cui 19
in concorso
e una giuria
composta
da professionisti
in ogni
campo artistico.
Daniele
e Carlotta
hanno aperto
le danze
come ogni
anno il
venerdì
sera al
cinema Gulliver,
gestito
dal simpaticissimo
Davide,
presidente
del cineclub
Kamikazen.
E’
il momento
per rivedere
vecchi amici
e incontrarne
di nuovi,di
posare
gli occhi
sugli eccentrici
costumi
degli avventori,
di cercare
di rubare
anticipazioni
a Carlotta,
di immaginare
le trame
dei corti,
di cercare
registi
degli anni
passati.
Inizia
la proiezione.Queste
le opere
trasmesse
in serata:
MAKE
UP
di Flavio
Sciolè:
Una
folle litania,
quasi una
preghiera
ossessiva
nel volto
di un
uomo che
smette di
essere tale
e si identifica
con l’idea
di un’
estetica
senza mezze
misure e
di un’ autodistruzione
a servizio
del video.
A tratti
fastidioso
nella sua
ripetitività
ma probabilmente
l’effetto
è puramente
voluto per
spersonalizzare
la storia
e renderla
un puro
concetto
privo di
ogni
genere di
pensiero
PERVERSI!
(VIAGGIO
NEL FETICISMO
DEI PIEDI)
di Nadia Faienza:
Un
documentario
di straordinaria
semplicità
sul feticcio
sessuale
più diffuso,
quello dei
piedi. Ha
il merito
di non addentrarsi
nell’ indagine
psicologica
che porta
al fenomeno
ma
di
illustrarne
semplicemente
la nascita
e l’evoluzione
nella mente
e nella
sessualità
di alcuni
personaggi
intervistati
nel video,
non sembrando
quindi una
confessione
di colpa
ma un puro
dato di
fatto. Pecca
forse un
po’ in passione,
lasciando
lo spettatore
con la voglia
di saperne
di più
LA
FABBRICA
di Bruno
Larini:
Racconta
la storia
di un trapasso,
analizzandolo
dal momento
del
decadimento
a quello
del ritorno,
come in
una tragedia
in più
atti. Il
regista
riesce a
rendere
al meglio
la condizione
di disagio
dello spettatore
tramite
effetti
tecnici
come
un continuo
ronzio o
un uso della
telecamera
non sempre
fermo sulle
immagini.
L’eccessiva
durata
lo rende
tuttavia
poco godibile
III
TRILOGIA
RAPTUS
(DA LUNEDI’
MI INCAZZO)
di Fabio
Greco e
Lorenzo
Salemi:
L’idea
dell’eterno
movimento
in un film
a
tratti geniale:
il movimento
fisico inteso
come corsa
circolare
in una periferia
romana,
il movimento
della rabbia
di un uomo
annoiato
che si trasforma
in un assassino
metodico(la
scelta dell’arma
strizza
l’ occhio
a Pulp Fiction),
il movimento
di tre ragazzi
annoiati
in un
bosco
che compiendo
atti senza
senso (la
scena del
ragazzo
che
lancia fogli
di giornale
mentre lo
fissa ma
non lo legge
è quasi
ipnotica)
cercando
di realizzare
e creare
una forma
di qualcosa.
Bellissimo
nell’idea
del ritorno
circolare
alla meridiana
del
paese da
cui la corsa
riprende
quasi fosse
necessaria.
PINK
FILM
di Davide
Scovazzo(NON
IN CONCORSO):
Un
viaggio
alla ricerca
del niente
in una città
che sembra
non dormire
mai, popolata
da personaggi
che sembrano
usciti da
un
libro Kerouac.
Il protagonista
sembra cercare
qualcosa
che non
ha assolutamente
intenzione
di raggiungere
e si addentra
nella
metodica
spietata
di un borgo
industriale
che ha succhiato
ai suoi
abitanti
qualsiasi
ambizione
di vita.
Il film
strizza
leggermente
locchio
a Tokio
Decadence
nella continua ricerca
della soddisfazione
personale
ma qui le
parti si
invertono
perché è
il protagonista
che sebbene
cerchi lui
stesso
di raggiungere
tale felicità
sembra che
alla fine
sia indifferente
al tutto
e la scena
finale di
un lui che
torna dalla
sua
amica con
l’espressione
di chi torna
affaticato
da lavoro
quasi
che quei
pazzi gli
siano capitati
contro volontà,
dà perfettamente
l’idea del
film ruotato
di 180 gradi
rispetto
a qualsiasi
idea di
normalità
ARIA
di Ernesto
Scevoli
e Giuseppe
Gigliorosso:
un
uomo si
sveglia
accanto
alle gambe
della sua
donna che
pare
continuare
a dormire.
Seguiamo
l’uomo nel
suo percorso
mattutino
in casa
che comprende
zittire
la sveglia,
andare in
bagno,
fare il
caffè e
lo vediamo
gongolare
in tutto
il suo amore
per
quella donna
che gli
lascia biglietti
d’amore
per casa
e che gli
riempie
i pensieri.
Lo vediamo
rinvangare
l’idea del
loro primo incontro(
“eri troppo
bella per
lavorare
in quel
negozio”),
gli sguardi
degli altri,
la sua piccola
gelosia
nei suoi
confronti
passando
lentamente
da un discorso
gioioso
ad
uno più
disturbato
in cui la
gelosia
fa da capolinea
fino al
culmine
di un raptus
di rabbia
quando la
donna continua
a non
rispondere
al monologo
del protagonista.
Fino al
tragico
epilogo(il
misto di
idea
ironica
e disperazione
vera è molto
d’ effetto)in
cui la donna
semplicemente
si sgonfia…
L’idea,
non è proprio
originale,
ma viene
sviluppata
in un crescendo
di disperazione
che sembra
suggerire
tutto un
altro tipo
di finale
e proprio
per questo
rende la
recitazione
ancora più
imponente.
TETTE
GALEOTTE
di Luisa
Sax:
mini
corto di
poco più
di un minuto.
Una filastrocca
ironica
che ha
il dono
di far sorridere
con poco
E
infine un
recital
di poesie
della stessa
autrice,
una poetessa
comica,
che con
rime azzeccate
tratteggia
diverse
esperienze
sessuali
in maniera
leggera
e mai oscena
provocando
le risate
del
pubblico.Un
degno finale
per il primo
giorno del
festival,
per
sdrammatizzare
ogni cosa
e favorire
la comprensione
del tutto
tramite
una rilassante
e armonica
ironia.
Ottima l’
interpretazione
del tutto
Il
finale della
programmazione
lascia il
posto alle
chiacchiere
ai tavolini
del bar
e gli avventori
hanno la
possibilità
di rifocillarsi
e
bere qualcosa
commentando
ognuno il
proprio
personale
vincitore
e avendo
la possibilità(cosa
rara per
altri festival
in cui
mi
sia capitato
di essere)di
conoscere
meglio i
registi
dei corti,
offrendo
le proprie
personali
interpretazioni
dei lavori.
Il
secondo
giorno ci
vede davanti
all’ hotel
con diversi
gradi di
stanchezza
e soddisfazione
per la serata
precedente
ad aspettare
Daniele
Baricordi
che ci faccia
da guida
per il pranzo
volutamente
consumato
tutti insieme
per favorire
la conoscenza
reciproca
e le chiacchiere
animate.
Da una parte
del
tavolo l’intera
giuria(che
in realtà
ha già messo
nero su
bianco
il proprio
verdetto
avendo avuto
la possibilità
di visionare
tutti i
film anche
quelli che
avremmo
visto la
stessa sera)composta
da:
Giovanna
Casotto:
famosa disegnatrice
di fumetti
erotici
italiani,
il cui fascino
e la cui
semplicità
e affabilità
hanno stregato
più di una
persona
Gianluigi
Lanza: Giornalista
free lance
e critico
cinematografico,
persona
piacevolissima,
ironica
e con un
ottimo
senso della
compagnia.Già
presente
all’edizione
passata
si riconferma
come
una presenza
tecnicamente
preparata
e splendidamente
socievole
Lady
Sarah: brava
videomaker
nonché esponente
del mondo
femdom,
i cui giudizi
tecnicamente
validi,
pacati e
al tempo
stesso
passionevoli
e pieni
di brio
ne hanno
fatto una
presenza
essenziale
Alessandro
Carli: giornalista
inviato
di www.certenotti.it
(mi spiace
non aver
avuto modo
di conoscerlo
meglio)
Davide
Guerrini:
presidente
del Cineclub
Kamikazen,
esperto
conoscitore
del mondo
del cinema,
patito di
Arancia
Meccanica(l’ anno
di nascita
medesimo
di quello
dell’uscita
del capolavoro
di Kubrik
sarà una
coincidenza?),
ha avuto
oltre al
merito
di far parte
della giuria
anche quello
di gestire
la programmazione
dei corti
regalandoci
qualche
gradita
sorpresa(il
video di
apertura
del festival
tratto dal
sopra citato
film,
il collage
parlato
e interpretato
di alcune
tavole della
Casotto).Un’ottima
presenza
per il festival
Al
pomeriggio
dopo la
pennica
per qualcuno,
o un giro
per il paese
addormentato
e tuttavia
godibilissimo
per qualcun
altro ci
si ritrova
davanti
al cinema.
L’inizio
delle proiezioni
è fissato
per le 17.00
tuttavia
siamo stati
invitati
a trovarci
lì già per
le 16.30
per assistere
all’arrivo
della
banda di
Morph3us,
arrivo annunciato
già da diverse
settimane,
in modo
spettacolare
direttamente
dal cielo.
Conoscendo
I suddetti
pazzi pronti
a tutto
pur di spettacolarizzare
un evento,
ci si aspetta
ogni cosa,
persino
un
Led
Zeppelin
o una mongolfiera.
Arriva una
telefonata:”il
lancio
col
deltaplano
è andato
male,siamo
in un pronto
soccorso
di Bologna”.
Panico totale,
anche chi
pensa ad
uno scherzo
deve ammettere
che le nuvole
basse e
il maltempo
dei
giorni precedenti
sono da
mettere
in conto
come eventualità.
Arriva un’ambulanza,
ne scendono
due persone
mai
viste con
la divisa
da lavoro
arancione
e aprono
lo sportello
posteriore…
Ghiaccio
in pubblico
….
Abiti
da paracadutisti
dell’ultima
guerra,
cerotti,
tagli, ingessature
vediamo
Morph3us
e gli altri
che ne escono
e si avviano
verso di
noi…
Non
è possibile
non ridere
davanti
a una scena
così visibilmente
fasulla,
il sorriso
ruba subito
il posto
al terrore.
Anche
gli irriducibili
della teoria
dello scherzo
per un momento
si
erano ricreduti.
Insomma
una burla
riuscita
alla perfezione
(voci
dicono che
il lancio
era previsto
realmente
con un mezzo
che
non è dato
sapere e
che alla
fine per
l’effettivo
maltempo
si
sia ripiegato
sullo scherzo,
ma immagino
non sapremo
mai la
verità).
E’
il momento
di ricominciare
la programmazione
e per qualcuno
di tirare
un sospiro
di sollievo.
Questi i
film della
serata:
MEN’S
LAND
di Alberto
Zanella:
viaggio
fotografico
all’interno
dell’universo
femminile.
L’autore
non
aggiunge
parole alle
immagini
ma riesce
a condensare
alla perfezione
gli stati
d’animo
delle donne,
nei loro
mezzi sorrisi,
nel
loro pacato
esibizionismo,
nella loro
nudità invincibile,
nella tenera
mostra che
fanno di
se. Lavoro
molto godibile
SIM
SADO PARTY
di Calimerin:
un’idea
a dir poco
geniale,
quella di
“ingaggiare”
e far
“recitare
”
forzatamente
i personaggi
di un noto
videogame,
dirigendoli
ad
arte per
creare situazioni
di vita
vissuta
e serate
all’insegna
della
trasgressione
e del sesso
estremo.
Alcune
trovate
entrano
nel mito(la
scena del
dungeon
in cui ci
si
prende a
cucinate,
la scelta
dei dialoghi
sullo schermo
a sfondo
nero come
nei vecchi
film muti)
l’autrice
riesce a
condensare
al meglio
le risorse
a disposizione
per creare
una favola
romantica
post-moderna
dal finale
originale.Ottima
la realizzazione
tecnica
BLA
BLA BLA
di Davide
Scovazzo:
due
dialoghi
senza inizio
ne fine
sul mal
di vivere,
sull’ incomunicabilità
tra le persone,
sull’analisi
dei luoghi
comuni e
sulla
ricerca
di una soluzione
al malessere
quotidiano.Nel
primo
un
ragazzo
e una ragazza
in una camera
tinteggiata
di colori
forti
e con giochi
di prospettiva
che fanno
sembrare
i personaggi
a volte
più piccoli
a volte
più grandi
degli oggetti,
quasi
fossero
in una casa
di bambole.
Nel
secondo
due pupazzi
in una effettiva
casa delle
bambole
che
invece assomigliano
molto di
più a persone
vere per
i dialoghi
più sensati
e le dimensioni
normali.
A
chiudere
i dialoghi
una riflessione:
forse è
meglio continuare
a
vivere e
basta, che
finché si
respira
va anche
bene. E
allora è
meglio
gioirne.La
scena finale
vede i due
ragazzi
che forse
non
avranno
trovato
una soluzione
ai loro
problemi
ma almeno
sono
ancora capaci
di gioire
della vita,
che ballano
sotto
un ponte
in un canale
vuoto, sicuri
che quel
momento
di
gioia
non glielo
leverà nessuno
WORK
IN PROGRESS
di Kraian
e Ninfa:
quale
mistero
si cela
dietro il
piacere
di una donna
sola attorniata
solo dal
rumore inconfondibile
di un martello
pneumatico
da lavori
stradali.
La telecamera
segue un
filo elettrico
che pare
arrivare
direttamente
dalla camera
della donna,
e nel percorso
ne troviamo
gli indumenti
lasciati
lì come
indizio
di qualcosa
che non
si riesce
ad immaginare.
L’epilogo
sarà
quanto mai
spettacolare.
Seconda
opera di
due autori
che riescono
ad affrontare
ogni volta
I temi del
sesso estremo
con una
leggerezza
ed una ironia
piacevoli
e divertenti.
ANJMA
di Mauro
Rugger:
al
calar del
sole le
tenebre
accompagnano
il volto
di una donna
che
si aggira
per la città
con lo sguardo
dannato
e una
spada al
suo
fianco.
Veramente
pensiamo
di essere
padroni
delle nostre
azioni,
veramente
pensiamo
di essere
capaci
di distinguere
tra il
bene e il
male optando
per una
scelta
che sia
veramente
nostra?
Chi ci guida
in realtà
in tali
scelte?E
che
mantiene
l’ equilibrio
tra bene
e male,
tra ying
e yang cercando
di bilanciare
il
tutto tanto
da creare
armonia?
Sono i guardiani
delle tenebre,
di cui questa
ragazza
è una legittima
esponente.
Toni gotici,
volti vampireschi
e atmosfera
cupa al
servizio
di una trama
che pare
già vista
ma che offre
notevoli
dettagli
tecnici
di fotografia
ed effetti
di luce.
CUORE
ROSSO VERDI
di Luisa
Sax:
può
un cuore
restringersi
ed
espandersi
nei suoi
dolori e
nei suoi
piaceri
a seconda
di ciò
che
riceve dagli
altri, quasi
che fosse
solo un
pezzo di
gomma
bistrattato?
Per l’autrice
pare di
si. E allora
mettiamoci
pure la
musica
di Giuseppe
Verdi a
far da accompagnamento
OZIO
PADRE DEI
VIZI
di Luisa
Sax:
una
telefonata
annoiata
di una donna
che cerca
scuse per
non
presentarsi
ad un appuntamento
col suo
uomo, tirando
fuori
dal
cilindro
tutti i
luoghi comuni
sulle donne.
Ma stavolta
l’
emicrania
non c’entra
e la proposta
rifiutata
era qualcosa
in più
di
semplice
sesso…
FLOG
– INFENHAL
di Morph3us:
la
pura estetica
al servizio
del video.
L’autore
riesce a
trasmettere
la bellezza
dell’immagine
in maniera
perfetta
pur nella
sua assurdità.
Stili
e visioni
si mischiano
in un viaggio
caleidoscopico
alla ricerca
del bello
e i confini
del cinema
si annullano
in un lavoro
che
sembra trasmettere
non solo
l’estetica
visiva ma
anche la
forma,
l ’ odore
e persino
il calore
di certi
indumenti.
Si tratteggia
così
il
feticismo
più puro
e il piacere
più sconfinato
per
un oggetto
del desiderio
che sembra
offrirsi
ai nostri
sensi
con effetti
devastanti.
Grande!IL
BAGNO 2
di
Skyborg
e Kitty:
cosa
si nasconde
dietro la
normalità
di una coppia
comune?
Quali
riti necessita
per sopravvivere
alla routine?
E soprattutto
che
ruolo gioca
la gente
esterna
alla coppia
in questa
sopravvivenza?
I due protagonisti
giocano
su quest’idea
con molta
ironia.
CONFESSO
di Pino
Borselli:
una
donna parla
delle sue
debolezze
e delle
proprie
passioni
riuscendo
a trasmetterle
al pubblico
in maniera
estremamente
veritiera.
Ci si può
sentire
liberi di
essere schiavi?
L’autore
riesce
a trasmettere
perfettamente
questo paradosso
dei sensi
tramite
un’
estetica
studiata
al dettaglio
e una recitazione
da
professionista.
L’immedesimazione
nella protagonista
è praticamente
d’obbligo
e si arriva
a invidiarla
nella
sua strana
felicità.
Poi il monologo
si fa più
serrato
e la donna
si interroga
sul
rapporto
con Dio.
Se è vero
che la religione
è contraria
al dolore
come fonte
di raggiungimento
del
piacere
com’è possibile
che l’umanità
ammetta
tutto l’
orrore
delle stragi
e delle
guerre ma
non riesca
ad accettare
una
semplice
masochista
che trova
piacere
nel suo
dolore non
arrecando
offesa
ne malessere
a nessuno?
E così la
trama
assume
una piega
inaspettata
mettendosi
in rapporto
all’ intera
storia dell’
umanità
e ai suoi
paradossi.
L’autore
confeziona
un autentico
capolavoro
visivo e
sensitivo
e
l’ attrice
riesce a
condensare
in poche
azioni e
parole,
sensazioni
e passioni
di dimensioni
immense.
Peccato
per il finale
un po’ eccessivo
UN
ALTRO RACCONTO
di Chiara
Pavoni:
tornata
dopo sei
anni di
assenza
nel suo
paese natale,
Eva, che
intanto
è diventata
una scrittrice
affermata
nella Capitale,
si
scontra
con una
realtà rarefatta
e per nulla
cambiata
dalla sua
partenza.
Ma qui ad
aspettarla
non ci sono
solo il
bigottismo
dei paesani
e i pettegolezzi
da bar.
Il paesino
della sua
infanzia
nasconde
un orrore
compiuto
6 anni prima,
che costituisce
il motivo
della sua
assenza,
un orrore
compiuto
sul suo
corpo di
ragazza
da un’orda
di vigliacchi.
La sua unica
colpa:
l’amore
per Leonardo,
un ragazzo
tranquillo
la cui famiglia
però e i
cui amici
non reputavano
adatto a
quella ragazza
così ribelle
e particolare
tanto da
volere fermare
quella
frequentazione
con qualsiasi
mezzo.
Il
finale sarà
la tragedia.
Tratto da
un racconto
d’orrore
di Alda
Teodorani,
il corto
analizza
lo spunto
della cattiveria
nascosta
nella
pace dei
piccoli
paesi, premendo
tuttavia
un po’ troppo
l’acceleratore
sul tema
della vendetta
e dell’accettazione
forzata
come unica
possibilità
di riscatto,
concludendo
il tutto
con
un finale
eccessivo
e senza
via d’uscita.
STRIFE
(IL
CONFLITTO)
di Elisabetta
Tugnoli:
il tema
del tradimento
e del possesso
in un lavoro
a tinte
forti, che
riesce a
rendere
in maniere
perfetta
gli stati
d’animo
che ne scaturiscono.
Una donna
cui viene
tolta la
possibilità
di abbandonarsi
tra le braccia
dell’uomo
che la possedeva
nel corpo
e nell’anima,
e si ritrova
a vagare
senza meta
ne speranza
negli oblii
della sua
coscienza
e nei ricordi
che la legavano
a quell’uomo,
con tutto
il dolore
che ne consegue.
Un
tema comune,
quello del
tradimento,
ma analizzato
in modo
così passionale
e veritiero
da risultare
unico. Ottima
l’ interpretazione
dell’attrice
che riesce
a rendere
senza falsi
orgogli
un sentimento
di rabbia
e malessere
in maniera
magistrale.
Ottimo anche
l’uso dei
colori e
degli effetti
di luce
per
tinteggiare
le scene.
Davvero
un buon
lavoro
QUANDO
GLI ALIENI
RAPIRONO
ANASTASIA
di Daniele
Baricordi
(FUORI
CONCORSO):
Un
uomo, che
viaggia
solitario
con la sua
moto, si
trova ad
attraversare
il confine
con la Russia.
Qui una
soldatessa
lo riconosce
come l’eroe
che ha salvato
la terra
dagli alieni
anni prima
e lo prega
di raccontarle
le gesta
che hanno
portato
alla sconfitta
degli orridi
mostri e
alla salvezza
del pianeta.
Per nulla
infastidito
da questo
contrattempo
l’eroe inizia
a narrare:
inizia
così una
storia assurda
popolata
da personaggi
incredibili
e
da ogni
genere di
folle. Iniziano
gli episodi
di singolar
tenzone
degli utenti
della comunità
di MaglietteMatte
contro gli
alieni,
I primi per salvare
la propria
regina,
orridamente
torturata
giorno e
notte, i
secondi
per il gusto
di saggiare
la forza
dei propri
campioni.
Iniziano
le storie
dei sacrifici
e delle
vittorie
degli esseri
umani che
tentano
in ogni
maniera,
guidati
dal
protagonista
narrante,
di sconfiggere
il nemico
fino a riuscirci
effettivamente
scongiurando
la tragedia
e salvando
la propria
regina.
Il corto,
ispirato
ad un racconto
pubblicato
su internet
nel 2003
è
un susseguirsi
di gag a
dir poco
comiche,
e di
battute
caustiche,
il tutto
confezionato
con una
demenzialità
genuina
che
diverte
e non stanca
mai lo spettatore.
Persino
le parti
volutamente
tragiche(l’eroe
che dice
di non aver
avuto più
notizia
dei suoi
compagni
dopo la
fine dell’
avventura)riescono
a
divertire
per la loro
eccessività
in un contesto
tutt’altro
che triste.
E l’attore
ci mette
del suo
con una
mimica facciale
perfettamente
adattata
ad ogni
scena. Da
segnalare
la fine
quanto
mai azzeccata
del protagonista,
che finita
la storia
e ricevuta
la “ gratitudine”
della procace
soldatessa,
si avvia
come
un eroe
solitario
con la sua
vespa al
tramonto
lasciandosi
alle
spalle tutti
quei brutti
ricordi.
Fine
delle proiezioni,
tutti in
albergo
a cambiarsi
velocemente
per
la premiazione,
tutti desiderosi
di essere
bizzarri,
nei costumi,
nel trucco,
nei colori
accesi o
nelle trovate
originali.
Poco
dopo sul
palco Carlotta
Loi e Marta
che assegnano
i premi,
già decisi
dalla giuria,
leggendone
i verdetti
e chiamando
sul palco
i vincitori
delle edizioni
precedenti
per consegnare
le targhe,
i fiori
e i premi
in denaro.
Subito
dopo la
cena di
gala al
ristorante
La Cantina
dove registi,
attori,
giurati
e spettatori
si incontrano
per celebrare
la fine
del festival
all’insegna
dell’allegria,
dell’amicizia,
della comune
passione
per l’arte
visiva,
e della
semplice
voglia di
trascorrere
un momento
di comunione
all’insegna
di tutto
ciò che
è Bizzarro.
Alla
fine c’è
chi va a
letto a
rinfrancarsi
dopo una
giornata
ricca di
eventi ed
emozioni
c’è che
chi si attarda
davanti
al ristorante
per
le ultime
chiacchiere.
La
mattina
dopo ci
porterà
all’ultimo
fugace incontro,
al Paprika
per
permettere
ai vincitori
di spendere
i propri
buoni in
denaro e
agli altri
di scambiarsi
gli ultimi
saluti e
darsi appuntamento
all’
edizione
dell’anno
dopo. E
io ripenso
a tutto
ciò che
ho vissuto
sotto un
cielo morbido
e gaudente,
ai pensieri
dell’attesa
nei giorni
precedenti,
all’ avventura
del viaggio,
alle occasioni
di incontro
e di conoscenza,
esperienze
visive,
alle cicatrici
emozionali,
ai volti,
alle parole
e alle immagini
che dimenticherò
subito e
a quelle
che ricorderò
per sempre.
Il
Bizzarro
è tutto
questo.
Grazie
a tutti
voi per
averlo reso
possibile
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