| Potrò
mai dimenticare
cotanta
bellezza
solo perché
è tutto finito
e mi ritrovo
a casa mia
a pensare
ai momenti
appena trascorsi?
Potrò mai
rinunciare
a tenere
vividi nella
memoria
i turbinii
di gente
e di folli
di cui si
sono susseguiti
i miei sguardi
nei
giorni scorsi?
A
chi pensa
che il Bizzarro
sia un evento
e basta
rispondo
che è
molto di
più.E’ un’avventura,è
quasi un
sentimento,
che si rinnova
di anno
in anno
e si arricchisce
di esperienze
e di volti
nuovi,
di nuove
considerazioni
sull’arte
e sulla
compagnia,
di nuove
occasioni
di incontro
e di sguardi
illuminati
dalla bellezza
di
una sensazione
visiva.
Tre
giorni alla
ricerca
dei primordi
della settima
arte in
un momento
in cui si
rimpiange
il cinema
sperimentale
delle origini,
quel
cinema fatto
di pochi
denari e
di modeste
tecniche
ma di molta
passione
e ispirazione.Quel
tipo di
cinema
che somiglia
più
alla pittura
che ai moderni
film, pennellate
di passione
e vita
da parte
di gente
che si racconta
in video,
che trasmette
qualcosa
di se, una
passione,
un’idea,
un pensiero
o una semplice
follia sensoriale
e che si
nutre degli
applausi
del proprio
pubblico.
ll
Festival
è arrivato
alla terza
edizione
quest’anno
ed ha mostrato
tutta la
sua dedizione
a divertirne
gli avventori
con ben
21 corti
di cui 19
in concorso
e una giuria
composta
da professionisti
in ogni
campo artistico.
Daniele
e Carlotta
hanno aperto
le danze
come ogni
anno il
venerdì
sera al
cinema Gulliver,
gestito
dal simpaticissimo
Davide,
presidente
del cineclub
Kamikazen.
E’
il momento
per rivedere
vecchi amici
e incontrarne
di nuovi,di
posare
gli occhi
sugli eccentrici
costumi
degli avventori,
di cercare
di rubare
anticipazioni
a Carlotta,
di immaginare
le trame
dei corti,
di cercare
registi
degli anni
passati.
Inizia
la proiezione.Queste
le opere
trasmesse
in serata:
MAKE
UP
di Flavio
Sciolè:
Una
folle litania,
quasi una
preghiera
ossessiva
nel volto
di un
uomo che
smette di
essere tale
e si identifica
con l’idea
di un’
estetica
senza mezze
misure e
di un’ autodistruzione
a servizio
del video.
A tratti
fastidioso
nella sua
ripetitività
ma probabilmente
l’effetto
è puramente
voluto per
spersonalizzare
la storia
e renderla
un puro
concetto
privo di
ogni
genere di
pensiero
PERVERSI!
(VIAGGIO
NEL FETICISMO
DEI PIEDI)
di Nadia Faienza:
Un
documentario
di straordinaria
semplicità
sul feticcio
sessuale
più diffuso,
quello dei
piedi. Ha
il merito
di non addentrarsi
nell’ indagine
psicologica
che porta
al fenomeno
ma
di
illustrarne
semplicemente
la nascita
e l’evoluzione
nella mente
e nella
sessualità
di alcuni
personaggi
intervistati
nel video,
non sembrando
quindi una
confessione
di colpa
ma un puro
dato di
fatto. Pecca
forse un
po’ in passione,
lasciando
lo spettatore
con la voglia
di saperne
di più
LA
FABBRICA
di Bruno
Larini:
Racconta
la storia
di un trapasso,
analizzandolo
dal momento
del
decadimento
a quello
del ritorno,
come in
una tragedia
in più
atti. Il
regista
riesce a
rendere
al meglio
la condizione
di disagio
dello spettatore
tramite
effetti
tecnici
come
un continuo
ronzio o
un uso della
telecamera
non sempre
fermo sulle
immagini.
L’eccessiva
durata
lo rende
tuttavia
poco godibile
III
TRILOGIA
RAPTUS
(DA LUNEDI’
MI INCAZZO)
di Fabio
Greco e
Lorenzo
Salemi:
L’idea
dell’eterno
movimento
in un film
a
tratti geniale:
il movimento
fisico inteso
come corsa
circolare
in una periferia
romana,
il movimento
della rabbia
di un uomo
annoiato
che si trasforma
in un assassino
metodico(la
scelta dell’arma
strizza
l’ occhio
a Pulp Fiction),
il movimento
di tre ragazzi
annoiati
in un
bosco
che compiendo
atti senza
senso (la
scena del
ragazzo
che
lancia fogli
di giornale
mentre lo
fissa ma
non lo legge
è quasi
ipnotica)
cercando
di realizzare
e creare
una forma
di qualcosa.
Bellissimo
nell’idea
del ritorno
circolare
alla meridiana
del
paese da
cui la corsa
riprende
quasi fosse
necessaria.
PINK
FILM
di Davide
Scovazzo(NON
IN CONCORSO):
Un
viaggio
alla ricerca
del niente
in una città
che sembra
non dormire
mai, popolata
da personaggi
che sembrano
usciti da
un
libro Kerouac.
Il protagonista
sembra cercare
qualcosa
che non
ha assolutamente
intenzione
di raggiungere
e si addentra
nella
metodica
spietata
di un borgo
industriale
che ha succhiato
ai suoi
abitanti
qualsiasi
ambizione
di vita.
Il film
strizza
leggermente
l’ occhio
a Tokio
Decadence
nella continua ricerca
della soddisfazione
personale
ma qui le
parti si
invertono
perché è
il protagonista
che sebbene
cerchi lui
stesso
di raggiungere
tale felicità
sembra che
alla fine
sia indifferente
al tutto
e la scena
finale di
un lui che
torna dalla
sua
amica con
l’espressione
di chi torna
affaticato
da lavoro
quasi
che quei
pazzi gli
siano capitati
contro volontà,
dà perfettamente
l’idea del
film ruotato
di 180 gradi
rispetto
a qualsiasi
idea di
normalità
ARIA
di Ernesto
Scevoli
e Giuseppe
Gigliorosso:
un
uomo si
sveglia
accanto
alle gambe
della sua
donna che
pare
continuare
a dormire.
Seguiamo
l’uomo nel
suo percorso
mattutino
in casa
che comprende
zittire
la sveglia,
andare in
bagno,
fare il
caffè e
lo vediamo
gongolare
in tutto
il suo amore
per
quella donna
che gli
lascia biglietti
d’amore
per casa
e che gli
riempie
i pensieri.
Lo vediamo
rinvangare
l’idea del
loro primo incontro(
“eri troppo
bella per
lavorare
in quel
negozio”),
gli sguardi
degli altri,
la sua piccola
gelosia
nei suoi
confronti
passando
lentamente
da un discorso
gioioso
ad
uno più
disturbato
in cui la
gelosia
fa da capolinea
fino al
culmine
di un raptus
di rabbia
quando la
donna continua
a non
rispondere
al monologo
del protagonista.
Fino al
tragico
epilogo(il
misto di
idea
ironica
e disperazione
vera è molto
d’ effetto)in
cui la donna
semplicemente
si sgonfia…
L’idea,
non è proprio
originale,
ma viene
sviluppata
in un crescendo
di disperazione
che sembra
suggerire
tutto un
altro tipo
di finale
e proprio
per questo
rende la
recitazione
ancora più
imponente.
TETTE
GALEOTTE
di Luisa
Sax:
mini
corto di
poco più
di un minuto.
Una filastrocca
ironica
che ha
il dono
di far sorridere
con poco
E
infine un
recital
di poesie
della stessa
autrice,
una poetessa
comica,
che con
rime azzeccate
tratteggia
diverse
esperienze
sessuali
in maniera
leggera
e mai oscena
provocando
le risate
del
pubblico.Un
degno finale
per il primo
giorno del
festival,
per
sdrammatizzare
ogni cosa
e favorire
la comprensione
del tutto
tramite
una rilassante
e armonica
ironia.
Ottima l’
interpretazione
del tutto
Il
finale della
programmazione
lascia il
posto alle
chiacchiere
ai tavolini
del bar
e gli avventori
hanno la
possibilità
di rifocillarsi
e
bere qualcosa
commentando
ognuno il
proprio
personale
vincitore
e avendo
la possibilità(cosa
rara per
altri festival
in cui
mi
sia capitato
di essere)di
conoscere
meglio i
registi
dei corti,
offrendo
le proprie
personali
interpretazioni
dei lavori.
Il
secondo
giorno ci
vede davanti
all’ hotel
con diversi
gradi di
stanchezza
e soddisfazione
per la serata
precedente
ad aspettare
Daniele
Baricordi
che ci faccia
da guida
per il pranzo
volutamente
consumato
tutti insieme
per favorire
la conoscenza
reciproca
e le chiacchiere
animate.
Da una parte
del
tavolo l’intera
giuria(che
in realtà
ha già messo
nero su
bianco
il proprio
verdetto
avendo avuto
la possibilità
di
visionare
tutti i
film anche
quelli che
avremmo
visto la
stessa sera)composta
da:
Giovanna
Casotto:
famosa disegnatrice
di fumetti
erotici
italiani,
il cui fascino
e la cui
semplicità
e affabilità
hanno stregato
più di una
persona
Gianluigi
Lanza: Giornalista
free lance
e critico
cinematografico,
persona
piacevolissima,
ironica
e con un
ottimo
senso della
compagnia.Già
presente
all’edizione
passata
si riconferma
come
una presenza
tecnicamente
preparata
e splendidamente
socievole
Lady
Sarah: brava
videomaker
nonché esponente
del mondo
femdom,
i cui giudizi
tecnicamente
validi,
pacati e
al tempo
stesso
passionevoli
e pieni
di brio
ne hanno
fatto una
presenza
essenziale
Alessandro
Carli: giornalista
inviato
di www.certenotti.it
(mi spiace
non aver
avuto modo
di conoscerlo
meglio)
Davide
Guerrini:
presidente
del Cineclub
Kamikazen,
esperto
conoscitore
del mondo
del cinema,
patito di
Arancia
Meccanica(l’ anno
di nascita
medesimo
di quello
dell’uscita
del capolavoro
di Kubrik
sarà una
coincidenza?),
ha avuto
oltre al
merito
di far parte
della giuria
anche quello
di gestire
la programmazione
dei corti
regalandoci
qualche
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