| PAROLA
DI GIURATO
by
Giacomo Giannecchini
Arrivare in una cittadina che non si conosce, stanchi di un viaggio e vedere
tutti visi nuovi e sguardi sconosciuti è stimolante, e acuisce l'osservazione.
Così da esterno è stato bello osservare la vostra compagnia.
Essere li in mezzo a voi senza neppure sapere i vostri nomi, senza sapere
nulla di voi, soltanto che eravate li in quel momento.
Quello moro con la camicia bianca stava sorridendo in quel preciso momento
e voltando lo sguardo dall'altra sponda del tavolo una ragazza si sfiorava con
le dita il collo, non sorrideva.
Al mio fianco qualcuno mi chiedeva se volevo del vino, era gentile.
E' cominciato circa così il festival per me.
Vedere un gruppo di persone senza conoscerne i componenti è bellissimo
poichè ci si fa un'idea del gruppo e non della somma degli individui...
una compagnia non è la somma aritmetica degli individui ma qualcosa di
diverso non saprei se di più o di meno, diverso.
Tutto è cominciato con un invito di Lara, quella adorabile testina che ha i modi
e gli sguardi di una nobildonna ottocentesca, ma che nasconde, ed esalta per
contrasto, le sue gentilezze dietro un'aspetto da vandala newyorkese.
Devo ringraziarla mille volte per quest'avventura fantastica.
Piano piano mi sono integrato con le persone a me più vicine, ovvero gli altri
giurati, e con qualche altra persona con cui ho potuto scambiare più di otto
vocaboli; non mi ha sorpreso il fatto di trovare ottime persone, ma la velocità
con cui si crea un'intesa da vecchi compagni di merende, ogni volta,
francamente, mi sorprende e molto.
Ho potuto parlare molto bene, sia da professionisti che da cazzari di lunga
data , con Alberto: persona fantastica, con cui spero di passare altre serate
costringendolo a bestemmiare un dio qualunque ad ogni bevuta analcolica
che farò. La delicatezza, la simpatica contagiosa e la grande sintonia che si è
creata subito anche con Gianluigi, con cui purtroppo ho potuto passare poco
tempo, mi ha molto colpito. Grande persona.
E poi quella moretta impertinente li... cometa qualcosa... quella infima
personaccia che mi ha costretto a salire sul palco con un intrigo degno di una
puntata della Fletcher.
Ero distrutto fisicamente, e stare su un palco non mi si addice; se non sono
stanco la butto sul professionale e me la cavo benino, ma no...
la summentovata personaccia mi ha cacciato in un bel guaio e nel momento
sbagliato, ed io ormai sul tristo patibolo ho tirato fuori otto parole del
tipo: "no io penso che sia importante la passione e qui ce ne è molta"...
sentivo che stavo dicendo cose interessanti come in una disquisizione sulla
storia del videocitofono in Italia, con un atteggiamento degno di un venditore
di tappeti.
Ma perlomeno mi sono tolto il gusto di insultare Cometablu dal palco!
Devo ringraziare davvero gli organizzatori, Daniele e la sua splendida
compagna (e anche Anacleto ovviamente) che si sono dimostati davvero
pieni di entusiasmo e premura, oltrechè ottimi compagni di chiacchierate.
Avrei voluto conoscere meglio Priapo; una ragazza di Firenze che ha
battagliato a suon di mollica di pane con un energumeno, fortunatamente per
lei, di una simpatia unica; Elmerald; Davide con il quale nonostante la
stanchezza mi sono divertito a parlare del grande Mario Bava...
ecco quando parlo di cinema così con tranquillità vuol dire che mi sento a
casa, e mi ci sono sentito e di questo ringrazio tutti quelli che erano presenti...
tranne uno. (Chi si ricorda, capisce).
Ah dimenticavo, io amo Alfonsine!
La mia smallville, una cittadina così piccola e semplice da pensarmi
ultraottantenne, bestemmiatore, chiuso nel baretto a ruttare sentenze sulla
politica, e sulla strategia migliore per vincere una partita a briscola.
Devo davvero ringraziare tutti (sempre tranne uno) anche se sembra retorico
e scialbo, e in maniera particolare chi si è messo in discussione esponendo le
sue idee e i suoi gusti su uno schermo trafitto dalla luce di un
proiettore che ha fatto scorrere sempre lavori privi di ogni disonestà
cinematografica (tranne qualcuno... non quello di prima eh).
A questo mi riferivo quando balbettavo vanamente sul palco.
Questa è la passione che mi piace, quella di confrontarsi con gli altri in una
comune e onesta voglia di conoscersi, conoscere, e sorridere, senza prendersi
troppo sul serio ma senza scivolare nel cameratesco spinto. Una splendida
propensione verso gli altri, esponendosi senza timore, senza fasullità e anche
se i mezzi sono pochi tentare di dire qualcosa con la forza della propria
onestà intellettuale.
Ho scritto troppo e male, ma sono considerazioni scritte di getto, senza pretese.
A presto spero.
P.s. Mi scuso con gli installatori di videocitofoni, con i venditori di tappeti e ovviamente con gli estimatori di Jessica Fletcher.
Giacomo
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